La mia più grande ambizione è quella di creare accessori che possano restare a fianco di chi li ha scelti per lungo tempo, riflettendone il carattere e i modi di essere. Pezzi che siano un’istantanea di una storia, un frammento di vita.

Non solo designer, non solo artigiano, Filippo ha saputo combinare nella sua formazione tradizione e apertura al nuovo. La sua dinamicità creativa si sposa con la conoscenza profonda delle tecniche dei maestri artigiani, in particolare dei pellettieri che – negli anni ’50 – disegnavano a mano i cartamodelli assemblandoli poi con pazienza per valutare con precisione le proporzioni di ogni singolo elemento. Per dare forma all’idea di borsa che ha in mente anche Filippo utilizza questa procedura, rinunciando al supporto del computer e dedicandosi completamente allo studio su cartamodello, dettaglio dopo dettaglio. Senza disegni preparatori, combina e scombina i vari elementi, per valutare immediatamente le proporzioni, i piccoli movimenti del pellame, le cuciture, così da creare quelle soluzioni che comunicano immediatamente lusso. Per ultimo arriva il disegno, che lo aiuta a raffinare i concetti e a togliere tutto il superfluo, usando la matita come se fosse una gomma.

Il vero lusso può essere raggiunto, secondo Filippo, solo padroneggiando l’arte delle complicazioni invisibili, patrimonio degli artigiani più virtuosi. Ogni particolare è studiato, ogni lavorazione viene calcolata sin nel più piccolo passaggio. Ogni elemento superfluo è rimosso e nulla è lasciato al caso. Solo attraverso questa attenzione maniacale per i dettagli si può raggiungere il più complesso dei risultati: un’inafferrabile elegante semplicità.

Una semplicità che Filippo ha voluto fare propria e che nasce dallo studio, dalla dedizione e dall’apprendimento delle lavorazioni sopraffine dei grandi maestri artigiani, capaci di sublimare la tecnica e trasformarla in arte. Per questo il suo percorso parte da Parma, nel laboratorio di uno degli ultimi veri maestri pellettieri della città, dove si tagliavano e preparavano i pellami pregiati, soprattutto coccodrillo, struzzo, razza, e vitelli francesi. Lì impara il valore del tempo dedicato alla cura dei dettagli, la sola in grado di conferire carattere e atemporalità a ciascuna borsa. Grazie a queste basi può quindi proseguire nelle successive tappe della sua carriera, prima con Francesco Scognamiglio, poi con Laura Buccellati, Chloé e The Bridge. La meta successiva è Dubai, crocevia fra Oriente e Occidente, la città più glamour degli Emirati, dove le sue borse in pelle di cammello catturano l’attenzione della famiglia reale e di molte celebri fashion blogger locali, come Nadya Hasan, Latifa Al Shamsi, Tala Samman e Ascia Akf. Dopo l’Oriente, è tempo di rientrare in Italia. Filippo torna a Parma, deciso a dare vita al suo brand personale, nella città che – per prima – gli ha fatto scorgere quel connubio inestricabile di tecnica e arte.